Quanto ci manchi John!

Red Hot Chilli Pepper in Concert at Los Angeles

La prima volta che ho ascoltato questo gruppo mi ha fatto schifo! Dico sul serio! E’ una cosa che mi è capitata spesso nel corso degli anni. Ascolti un brano e pensi : “e questi chi cavolo sono?! Quattro scemi che fanno musica incomprensibile. Piaceranno a una decina di persone se va bene”..e li accantoni. Poi senti per caso un altro brano…oddio e questo di chi è ? Loro…poi risuccede e comincia a venirti la pulce nell’orecchio..come quando ti innamori…cominci a vedere le cose sotto un’altra luce, cominci a pensare che forse hai avuto solo sfortuna e che all’inizio hai beccato l’unico brano “brutto” di tutta la discografia. Tanto per chiarire: ancora oggi non mi piace, ma quel pezzo è “Scar Tissue” e i quattro scemi sono ovviamente i Red Hot (mi fa e mi farà fatica scrivere tutto il nome quindi capite da soli). Ammetto che per riuscire a capire fino in fondo la genialità di questo gruppo ho impiegato anni! Poi è arrivato tutto insieme…e una volta che sei dentro non ne esci più! Impari a sentire il giro folle di Flea in Parallel Universe , le parole di Antony  in Snow e poi senti lui

John.

quelle cinque note a fine del primo ritornello di Desecration Smile o le quattro del riff di Californication.. quattro, cinque…non sono numeri da chitarrista. Siamo abituati a perderci in assoli interminabili e performance che oscurano il resto del gruppo. Siamo abituati a mettere in secondo piano il testo per lasciarci trasportare dai colori cangianti e graffianti di una Les Paul o dalla perfezione geometrica del suono di una Fender.. ma qui non è cosi. Qui non abbiamo una chitarra ritmica e il povero John non può suonare per due allo stesso tempo (a dir la verità non ne ha neanche bisogno). Il gruppo non è fatto per esaltare le qualità di un singolo come molte volte accade, ma mira al suono d’insieme..ogni tanto mi immagino i Red Hot in fase di creazione e Antony che gli dice “via John, ti si lascia fare un assolino..ma poco eh, non siamo una band da rock and roll”. A lui non serve altro. Frusciante è la dimostrazione concreta che la quantità non conta,che non importa quanto spazio ti viene concesso. Saranno pochi passaggi ma sono quelli giusti e al momento giusto. E come per tutte le cose belle della vita ti accorgi di quelle quattro note solo quando non le senti più.

Godetevi questo pezzo. Non è una hit nè un singolo da milioni di copie. Ma penso che qualcuno avesse regalato un pedale al nostro ragazzo e lui lo volesse semplicemente provare…Sì, John, funziona bene!

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